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Il comune di Monasterolo di Savigliano appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Cuneo

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Storia

A cura di Lorenzo Cera
Nell'antichità il territorio di Monasterolo di Savigliano si presentava quasi completamente coperto da boschi, paludi, risorgive e gerbidi per cui l'insediamento dell'uomo avvenne molto lentamente e fra non poche difficoltà; le genti di origine franca che varcavano le Alpi proseguivano verso il Canavesano e la Lombardia. I Romani giunsero nel pianalto cuneese nel II secolo a.C., e, per vincere l'ostilità dei pochi e primitivi abitanti, favorirono l'insediamento della popolazione Pollia, che apportò da Roma la religione pagana, le leggi, i costumi, oltre a innovative tecniche per la coltivazione dei campi. Di questo periodo non sono venuti alla luce reperti archeologici di alcun tipo, rinvenuti invece nei limitrofi paesi di Villanova Solaro (lapidi) e di Scarnafigi (monete). La campagna di Monasterolo era attraversata dalla sola strada "vicinalis", cioè privata, detta Revalanca, che collegava alcuni "vici" del Saviglianese con la carrabile pedemontana Pedona (Borgo San Dalmazzo)-Pinerolo. Su questa strada esistono interessanti riferimenti nel cartario dell'abbazia di Staffarda.
Le prime notizie storiche su Monasterolo risalgono ad un documento del 907 pubblicato verso la fine del XVIII secolo, da Girolamo Tiraboschi nella "Storia dell'augusta badia di S. Silvestro di Nonantola", in cui si legge " ... capella fundata in onore sancti Silvestri iuris ipsius monasterii, qui est posita in loco e fundo Monesteriolo, seu cafis ... ". Lo storico A.A. Settia ne "I possedimenti nonantoliani" avanza la supposizione che molte proprietà di detta abbazia, fra cui il monastero di Monasterolo, facevano parte dell'"originario patrimonio di Nonantola" sin dalla seconda metà dell'Ottocento, cioè al tempo della dominazione carolingia. Attorno a questo monastero si formò un piccolo centro abitato che prese nome di Monesteriolo-Monastayrolium-Monastejrolium, da cui Monasterolo.
Dopo le invasioni Ungare e Saracene, la situazione politica del Cuneese si stabilizzò con Arduino il Glabro, conte di Auriate, al quale successero numerose personalità appartenenti alle famiglie dei Sarmatorio, Manzano e Monfalcone, che discendevano dal conte di Auriate Robaldo I, cavaliere di Carlo II il Calvo, vivente all'incirca nel 850. Meritano pure di essere segnalati i diritti feudali esercitati dai vescovi di Torino e di Asti; a questi ultimi localmente seguirono i Guerci, un nobile casato astigiano. All'inizio del XII secolo si impose il marchese Bonifacio del Vasto, i cui sette figli divennero capostipiti di altrettanti marchesati, due dei quali, Busca e Saluzzo, interessarono direttamente il nostro paese.
La costruzione delle prime strutture difensive di Monasterolo, fra cui la rocca, risalgono al tempo dei marchesi Raimondo e Ottone di Busca, capostipiti dei Busca delle Langhe e di Rossana. Per motivi strategici e politici, in seguito, i due potenti signorotti, con atti stipulati rispettivamente nel 1241 e nel 1244, alienarono tutte le loro proprietà ed i diritti che vantavano in zona al marchese Manfredo III di Saluzzo; a costui, nello stesso 1244, successe il figlio Tommaso I che assegnò la fortezza, con i privilegi inerenti, al marchese Ottone di Nucetto.
Notizie sull'antica chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Maggiore dell'Assunta risalgono ad un documento del 1147, concernente l'attribuzione dei diritti e delle prerogative feudali, fra cui la riscossione delle decime della popolazione. Altre informazioni si deducono da un diploma del 1343, dagli elenchi del cattedratico compilati nel 1455, nel 1458, nel 1460, nel 1462, nel 1464, e dalle visite pastorali degli anni 1546, 1585, 1593, 1596. Abbattuta, perché pericolante, verso il 1659, le autorità ecclesiastiche elevarono al rango di parrocchia la chiesa della S.S. Annunciazione della Beta Vergine di proprietà della famiglia Solaro. Anche questo edificio sacro, però, con il tempo, manifestò problemi di stabilità per cui, nel 1781, il vescovo di Torino lo dichiaro inagibile, e accordò l'autorizzazione a spostare la celebrazione delle funzioni religiose nella chiesa confraternita dei Disciplinati, dedicata alla Madonna dell'Assunta. L'attuale chiesa parrocchiale, posta sotto il titolo dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, venne inaugurata nel 1904.
I gravi fatti che, dal 1347 al 1363, sconvolsero lo stato sabaudo portarono alla distruzione di tutte le fortificazioni erette in Monasterolo nei primi decenni del Duecento; all'invasione delle armate di Luchino Visconti seguirono le guerre fra il conte Amedeo VI di Savoia, il principe d'Acaja, i marchesi di Saluzzo Tommaso II e Federico II, e la regina Giovanna I d'Angiò, che nel 1360 portarono al saccheggio, durato un mese, di Savigliano e dei borghi limitrofi. Approfittando del generale trambusto e delle difficoltà della città di Savigliano a far rispettare l'ordine, tra il 1350 ed il 1356, la comunità di Monasterolo riuscì a erigersi in comunità separata. Dimostra ciò la delibera, assunta il 27 giugno 1357, dal consiglio comunale di Savigliano "di formare un corpo di spedizione pel recupero di Savigliano".
L'erezione del castello, che ancora oggi costituisce il simbolo di Monasterolo, e delle mura di cinta dell'abitato, di cui si hanno notizie ancora nel Settecento, risalgono al 1363-1378 per l'impegno dei marchesi di Saluzzo. Il maniero dal Quattrocento al Settecento sottostò a numerosi lavori di ristrutturazione per adeguarlo al mutare delle esigenze abitative. Ai nostri giorni appartiene al comune di Monasterolo che lo acquistò il 3 gennaio 1928, dalla contessa Maria Solaro di Monasterolo. Nel 1926 venne demolita la medioevale torre comunale con "campane e orologio", che si ergeva a lato di una delle antiche porte d'accesso all'abitato.
La presenza dei Solaro di Asti è segnalata più volte in Monasterolo nella prima metà del Trecento, quando Alessandro, Franceschino e Giovanni Maria acquisirono "parti" dei diritti signorili. Conseguirono il possesso del feudo e del castello il 28 maggio 1378 con Michelino, previo il versamento di "fiorini 13.000 d'oro di Fiorenza" al conte Amedeo VI di Savoia. Dal matrimonio di Franceschina, figlia di Michelino, con Giovanni Filippo Solaro di Moretta, signore di Casalgrasso, ebbe origine la linea dei Solaro di Monasterolo, due membri della quale, Giovanni Francesco e Alessandro, ottennero l'investitura del titolo comitale, con atto sottoscritto il 7 gennaio 1604, dal duca di Savoia Carlo Emanuele I.
Verso la fine del Trecento Giovanni Filippo Solaro accordò alla comunità di Monasterolo gli statuti, cioè l'insieme delle norme che regolavano il governo del comune e l'esercizio delle varie attività; il documento è inspiegabilmente custodito nell'archivio storico del comune di Scarnafigi. Gli statuti furono poi rivisti e aggiornati nel 1481, nel 1545 ed alla fine del XVI secolo.
Fra gli eventi che dalla fine del Medioevo all'Età Moderna arrecarono i danni più gravi e funesti alle genti locali, ricordiamo l'imposizione, nel 1431, da parte del duca Amedeo VIII di una "taglia straordinaria" per fare fronte alle spese della guerra contro il marchese del Monferrato; le invasioni, dal 1515 al 1536, degli eserciti di Carlo V e di Francesco I; la tragica peste che, nel 1628-32, falcidiò la popolazione; l'occupazione nel 1630 delle truppe dell'esercito del cardinale Richelieu; le guerre con la Francia del 1690-1696, del 1703-06 e del 1743-47; la grave crisi economica che nell'ultimo decennio del Settecento colpì il Piemonte.
Sulla popolazione un tempo gravavano le decime e molte tasse e imposte assai inique quali il fuocaggio, il tasso, la celojra, i dazi, i pedaggi, i cotizi, il giogattico, le gabelle, nonché i diritti sulla macina, sull'uso delle acque e dei forni. Particolare cura si prestava alla tenuta dei catasti, cioè all'inventario dei beni immobili, con l'indicazione del proprietario e la stima del valore a usi fiscali. Nell'archivio storico del comune di Monasterolo sono custoditi diversi registri, datati fra il 1430 ed il 1760, che ci consentono di effettuare alcune interessanti considerazioni sugli abitanti del borgo, sulla consistenza del patrimonio immobiliare di ognuno, sulle chiese, sui monasteri e, soprattutto, sulle famiglie nobili alle quali erano demandate l'esercizio dei diritti feudali, e la riscossione dei tributi spettanti ai Savoia. L'ultimo fu compilato da Giovanni Francesco Clerico, un famoso "misuratore" che godeva della fiducia del sovrano.
Durante l'Ottocento e la prima metà del Novecento, pur fra grandi difficoltà causate dalle guerre d'indipendenza e dai due conflitti mondiali, furono realizzate alcune opere pubbliche di rilevante interesse, e avviati importanti servizi che contribuirono a migliorare in modo graduale il tenore di vita della popolazione. In particolare meritano di essere ricordati lo scavo di nuove bealere, la bonifica di molti terreni, l'introduzione dei fertilizzanti e degli attrezzi agricoli, il miglioramento della rete viaria, l'istituzione del trasporto passeggeri con le città di Savigliano, Saluzzo e Cavallermaggiore, l'apertura della farmacia e dell'ambulatorio medico, l'erezione degli edifici scolastici, la fondazione dell'asilo infantile, la costruzione dell'acquedotto e dell'impianto fognario.
Negli ultimi venti anni, dal 1980 al 2000, Monasterolo è stato al centro di un notevole sviluppo edilizio, a cui ha fatto seguito l'insediamento di molte aziende artigianali e industriali; ciò ha consentito una radicale trasformazione dell'economia locale, non soltanto più legata all'agricoltura, ma a molteplici altre attività produttive, tutte finanziariamente molto solide e bene inserite nel settore merceologico di appartenenza. Quanto sopra si è reso possibile, oltre che per il dinamismo e la dedizione al lavoro dei monasterolesi, per l'attivismo della pubblica amministrazione locale che a tempo opportuno ha adottato gli strumenti urbanistici predisposti dalla regione Piemonte.

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